STORIA
DEI MONDIALI
1930 Uruguay Uruguay Argentina 4 2 Uruguay
1934 Italia Italia Cecoslovacchia 2 1 Italia
1938 Francia Italia Ungheria 4 2 Italia
1950 Brasile Uruguay Brasile 2 1 Uruguay
1954 Svizzera Germania Ungheria 3 2 Germania
1958 Svezia Brasile Svezia 5 2 Brasile
1962 Cile Brasile Cecoslovacchia 3 1 Brasile
1966 Inghilterra Inghilterra Germania 4 2 Inghilterra
1970 Messico Brasile Italia 4 1 Brasile
1974 Germania Germania Olanda 2 1 Germania
1978 Argentina Argentina Olanda 3 1 Argentina
1982 Spagna Italia Germania 3 1 Italia
1986 Messico Argentina Germania 3 2 Argentina
1990 Italia Germania Argentina 1 0 Germania
1994 USA Brasile Italia 3 2 Brasile
1998 Francia Francia Brasile 3 0 Francia
2002 Giappone Germania Brasile 0 2 Brasile
La prima edizione del mondiale
di ciclismo su strada si corse a Adenau, in
Germania, il 21 luglio 1927. Vinse
Alfredo Binda da Cittiglio, che si
confermò in altre due edizioni, nel 1930 e nel
1932. Gli anni del ciclismo eroico, quelli delle
strade bianche, videro avvicendarsi al titolo
iridato Binda, Ronsse (due volte) e Guerra,
soprannominato "locomotiva umana" perché il 26
agosto 1931, a Copenaghen, trionfò nella
cronometro. L'ultimo Mondiale prima della pausa
provocata dalla Guerra si corse il 5 settembre
1938 a Valkenburg, in Olanda, e assegnò la
vittoria al belga Marcel Kint.
La ripresa delle "ostilità ciclistiche" avvenne
a Zurigo nel '46 e fu profeta in patria lo
svizzero Hans Knecht, in un
mondiale in cui fece la sua prima apparizione
Fausto Coppi. Se l'italiano si
ritirò, terzo al traguardo fu un giovanissimo
Rik Van Steenbergen, che nel
corso degli anni avrebbe messo in luce tutta la
sua classe vincendo il mondiale tre volte: nel
1949, 1956 e 1957.
L'edizione del 1952 doveva essere quella di
Gino Bartali: il circuito di
Lussemburgo si addiceva alla sue doti di
scalatore ma quando fu lì per vincere, una mano
lo afferrò per i pantaloncini e lo cacciò
indietro, fino alla decima posizione. Il podio
fu tutto tedesco, da Muller a Weilenmann a
Hormann. Il 30 agosto 1953, Lugano e la salita
della Crespera (autentico trampolino di lancio)
salutarono il trionfo di Fausto Coppi,
che era già diventato Campionissimo ma a cui
mancava ancora il sigillo più pregiato: la
maglia iridata. Poi ci fu una lunga parentesi
dedicata ai velocisti dal 1956 al 1963 (salvo
l'intermezzo di Baldini nel 1958) in un ciclismo
che era transitato dall'eroico al romantico, e
si affacciava a quello spumeggiante degli anni
Sessanta. S'imposero Van Steenbergen, Darrigade,
Van Looy, Stablinski e Beheyet: quest'ultimo, da
gregario si trasformò in campione, perché nel
1963 soffiò il titolo al connazionale Van Looy.
Tanta fu la rabbia di sua maestà Rik II (come lo
definirono per differenziarlo da Rik I, Van
Steenbergen) nei confronti del giovane, da
urlargli che quella sarebbe stata la sua ultima
vittoria.
Eddy Merckx s'impose per la
prima volta nel 1967 ma già i cultori dell'epoca
lo conoscevano bene per la sua vittoria ottenuta
al Mondiale dei puri nel '64. Il ciclone belga
vinse altre due edizioni, nel 1971 e 1974, e
sfiorò il successo in un paio di altre
occasioni. Fu quarto nel 1972, quando a Gap
vinse Basso, e l'anno dopo, quando sul circuito
di Barcellona fu Felice Gimondi a salire sul
gradino più alto del podio. Incredibilmente,
nell'anno che consacrò Francesco Moser
- era il 1977 a San Cristobal, in Venezuela -
Merckx terminò in ultima posizione.
Nel 1980 a Sallanches vinse Bernard Hinault, in
un'edizione tra le più dure in assoluto e,
ancora si mormora, corsa su un circuito che lo
stesso bretone avrebbe scelto personalmente.
L'appuntamento mondiale che sino ad allora aveva
visto succedersi italiani, belgi, francesi,
olandesi e tedeschi, nel 1983 premiò il primo
corridore d'oltreoceano: ad Altenrhein, in
Svizzera, s'impose lo statunitense Greg
Lemond. Fu un'autentica sorpresa, ma a
Chambery, sei anni più tardi, l'americano seppe
confermarsi davanti ad un giovane russo:
Dimitri Konyshev. In quelle due
occasioni il ciclismo si dimostrò "mondiale" a
tutti gli effetti: era sbarcato in America e
aveva rotto i confini con il dilettantismo
dell'Est! Prima di allora, nei Paesi del blocco
socialista chi esercitava la professione del
ciclista era considerato alla stregua di un
militare e poteva solo dedicarsi all'attività
dilettantistica. Non è un caso che l'albo d'oro
dei mondiali tra i puri porti i nomi di numerosi
tedeschi dell'est, polacchi e russi. Ma il
suggello dell'avvenuta integrazione giunse
undici più tardi, a Plouay, quando il lettone
Romans Vainsteins sfrecciò per primo sul
traguardo, e dietro a lui mise la ruota il
polacco Spruch.
In mezzo, i tifosi salutarono il bis mondiale di
Gianni Bugno ('91 e '92), si
sorpresero davanti al cow-boy Armstrong
(1993) e s'inchinarono a Museeuw
('96), già re delle classiche. La sorpresa
continuò anche nel '97 con la vittoria del
francese Brochard, e nel 1998 con lo svizzero
Camenzind, corridori ritenuti
sino ad allora ottimi comprimari. La vittoria
dello spagnolo Freire nel 1999,
a Verona, fu accolta come un exploit isolato.
Che errore! Lo spagnolo si sarebbe fatto
rivedere già nel 2000 (terzo) per poi
confermarsi nel 2001.
Sin qui le gare professionistiche, ma nel corso
degli anni è cambiato profondamente il profilo
generale dell'evento iridato. La prima svolta si
ebbe nel 1958, quando l'allora Unione
Velocipedistica Internazionale istituì la prova
in linea per il mondiale femminile, che andò a
Ely Jacobs. Nel 1962 fu il
turno della Cronosquadre sui 100 chilometri per
la categoria dilettanti, che si aggiunse alla
corsa in linea (proposta sin dal 1921). Dal
1972, e quindi a partire dalle Olimpiadi di
Monaco (e solo negli anni olimpici), la rassegna
iridata per i dilettanti lasciava il posto a
quella olimpica.
Nel 1975 Losanna salutò il primo Mondiale della
categoria junior maschile: vinse Roberto
Visentini. Per quella femminile si
dovette aspettare fino al 1987, anno in cui, a
Bergamo, si affermò la francese
Catherine Marsal. Sempre nell'87 a
Villach, in Austria, fu istituita la
Cronosquadre femminile sui 50 chilometri, vinta
dalla squadra russa.
L'ultima "Cento" si corse ad Agrigento nel 1994.
Poi, dal 1996, fu il turno della cronometro
individuale per la nuova categoria "Under 23".
Era l'anno delle Olimpiadi di Atlanta, le prime
a cui vennero ammessi i professionisti.
Agrigento vide anche il debutto di due nuove
maglie iridate della cronometro individuale: per
i professionisti e le donne senior.
Dal 1995 l'appuntamento mondiale si corre nella
seconda settimana di ottobre, non più alla fine
di agosto: un escamotage dell'Uci per allungare
la stagione agonistica, spesso interrotta dai
campioni dopo la corsa iridata. Ma i Mondiali di
ottobre non sono sempre coincisi con la bella
stagione...
L'ultima rivoluzione è dei giorni nostri: dal
1997, la rassegna iridata si corre nell'arco di
una settimana, perché oltre alle prove per gli
élite (in linea ed a cronometro) gareggiano
nelle stesse specialità anche gli under 23, gli
junior e le donne (senior e junior).
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